Kendo

CORSO INFO ORARI
Corso unico a partire dai 14 anni Martedì e Giovedì 20.00 – 21.30

 

INSEGNANTI
Elisabetta Garboni
Alister Angeli

IL KENDO

Il kendo è la scherma giapponese, praticata ancora oggi come molti secoli fa. Sempre più diffusa anche in Occidente, esercita un grande fascino anche grazie ai film di samurai, specialmente quelli portati sugli schermi dal regista nipponico Akira Kurosawa, ma anche grazie alle bellissime armature ed all’abbigliamento che ancora oggi si indossano durante gli allenamenti. Tutto ciò, unito alla grazia dei movimenti ed alle profonde implicazioni storiche e filosofiche che lo caratterizzano, ha contribuito a fare del kendo la più affascinante delle arti marziali nipponiche.

La All Japan Kendo Federation ha così riassunto quello che è lo scopo della pratica del kendo: “Formare la mente ed il corpo, Coltivare uno spirito forte E, attraverso un addestramento corretto e severo, Sforzarsi di progredire nell’arte del Kendo, Tenere in considerazione la cortesia e l’onore, Associarsi agli altri con sincerità E ricercare per sempre il perfezionamento di se stessi. In questo modo si sarà capaci di: Amare il proprio paese e la società, Contribuire allo sviluppo della cultura E di promuovere la pace e la prosperità tra i popoli.

COS’E’ IL KENDO

Il kendo è la scherma giapponese, praticata ancora oggi come molti secoli fa. Poco conosciuta in Occidente, ha comunque esercitato sempre un grande fascino grazie ai film di samurai, specialmente quelli portati sugli schermi dal regista nipponico Akira Kurosawa, ma anche grazie alle bellissime armature ed all’abbigliamento che ancora oggi si indossano durante gli allenamenti. Tutto ciò, unito alla grazia dei movimenti ed alle profonde implicazioni storiche e filosofiche che lo caratterizzano, ha contribuito a fare del kendo la più affascinante delle arti marziali nipponiche.

E’ praticamente impossibile parlare del kendo senza prendere in considerazione la storia del Giappone, seppure in grandi linee. Infatti, lo sviluppo della classe dei samurai e  la loro grande dipendenza dalla spada erano strettamente legati all’evolversi delle vicende interne del Paese del Sol Levante. Fu attorno al XII secolo, ovvero quando il Giappone viveva l’epoca Kamakura, che la casta dei samurai acquistò potere ed importanza, maturando inoltre una coscienza di classe fortemente sentita, che portò questi fieri guerrieri nipponici a considerare la spada non più mero strumento di guerra e da combattimento ma simbolo della loro stessa anima, un oggetto da rispettare e venerare.

Nel corso dei secoli successivi, questi nobili samurai assunsero un ruolo sempre più determinante nella vita politica, militare ed amministrativa del loro Paese, a causa sia delle frequenti lotte civili che del sistema feudale che reggeva le sorti dello Stato. Il simbolo per eccellenza del samurai era la sua spada, ed era quindi sempre più necessaria una scuola d’addestramento che ne insegnasse l’uso corretto.

Nacquero così su tutto il territorio giapponese decine e decine di scuole di scherma, rette da abili istruttori che godevano di tutto il rispetto e la devozione dei loro allievi. I luoghi in cui veniva praticato il Kendo, chiamati “Dojo”, vennero riveriti con una sorta di adorazione che sfiorava quasi il misticismo, ed erano sempre accompagnati da una forte componente religiosa, che, ad esempio, poteva essere rappresentata da un altare per gli dei.

Accanto alle scuole di scherma nacque anche il codice cavalleresco dei samurai, il Bushido, che ha accompagnato la loro formazione in tutti questi secoli e che è stato tramandato fino a noi, subendo relativamente poche modifiche e stabilizzandosi, più o meno recentemente, in quello che è stato chiamato il “Bushido moderno”.

Le ragioni della forza con cui i samurai dominavano incontrastati il Giappone erano da ritrovarsi nella totale devozione al loro signore, allo sprezzo della morte ed allo scarso, se non nullo, attaccamento che avevano nei confronti delle cose materiali. Essi erano pronti a morire in ogni istante, e pertanto certe questioni diventavano assolutamente prive di significato. In tempo di pace, i samurai si allenavano quotidianamente nella pratica della scherma. Inizialmente i combattimenti, per quanto simulati, risultavano fin troppo spesso in incidenti gravi e talvolta anche mortali. Si imponeva perciò l’uso di armi sostitutive, meno pericolose delle affilatissime Katane (cioè le spade vere e proprie). Si iniziò così ad usare lo Shinai, ovvero quattro stecche di bamboo tenute assieme da due guaine di pelle poste alle estremità. Venne anche approntata un’armatura che ricalcasse quanto più da vicino quella usata realmente in guerra. Tale armatura, chiamata Bogu, e gli Shinai sono gli stessi che ancora adesso, a distanza di tanti secoli, i kendoka usano durante l’allenamento. Viene usato anche, oggi come allora, il Bokken (o Bokuto), una spada in legno di forma uguale alla Katana.

Verso la seconda metà del diciottesimo secolo la pratica del Kendo era ormai diffusa in tutto il Giappone, nonostante fosse appannaggio esclusivo della casta dei samurai.

Ma la restaurazione imperiale del 1868 eliminò tale casta, e nel 1876 venne promulgata una legge che vietava l’uso della spada in pubblico. Calcolando che fino a poco tempo prima i samurai erano gli unici personaggi in Giappone ad essere autorizzati a portare due spade (una lunga, la Katana, ed una un po’ più corta, lo Wakizashi) è facilmente comprensibile come ciò fosse stato un colpo durissimo per i valorosi guerrieri, e nemmeno una rivolta effettuata l’anno dopo bastò a riportare i samurai ai fasti dell’antico splendore. Le scuole, a quel punto, avevano cessato la loro funzione di fucine di guerrieri, ed i samurai divennero degli outsider. Qualcuno riuscì ad inserirsi come esponente militare nell’esercito, e fu così che, un po’ alla volta, il Kendo divenne materia d’insegnamento nelle scuole od attività di svago; attualmente, molto importanti sono le scuole di Kendo delle varie polizie nipponiche.

Con il passare degli anni e con il crescente interesse dell’Occidente nei confronti del Giappone e delle arti marziali, il Kendo fuoriuscì dai confini nipponici, raggiungendo anche l’Europa, sbarcando in Italia ed arrivando a Trieste, dove ormai viene praticato da quasi vent’anni all’Ao Take Kendokai, primo dojo locale di Kendo.

LA STORIA DEL DOJO AO TAKE KENDOKAI


Il dojo Ao Take Kendokai nasce nel 1982 ad opera di un coraggioso gruppo di “pionieri” di questa nobile arte marziale, quando il kendo era pressoché sconosciuto in Italia. Negli anni immediatamente successivi vide vari avvicendamenti tra gli istruttori, fino ad arrivare al 1988 quando il ruolo di guida venne assunto da Claudio Sfreddo. Nel frattempo, il gruppo aveva raccolto un numero considerevole di iscritti, nonostante il kendo continuasse ad essere ancora un’attività sconosciuta per i più. 

 

Ne’ tardarono a farsi sentire i risultati: un’assidua partecipazione dei kendoka triestini agli stage organizzati in ambito nazionale dall’AIK (Associazione Italiana Kendo), di cui l’Ao Take Kendokai Trieste faceva parte; vennero ospitati i primi maestri Giapponesi, ed anche alle sessioni di esame di grado i kendoka di questo dojo raccoglievano risultati più che soddisfacenti. Anche la stampa locale cominciò a prestare sempre più attenzione a questa disciplina, pubblicando articoli in occasione di eventi particolari od esibizioni.

Nell’estate del 1990 l’attuale istruttrice dell’Ao Take Kendokai Trieste, Elisabetta Garboni, entrò in contatto con il kendo inglese allenandosi in vari dojo a Londra, dove ebbe occasione di conoscere il Maestro Yoshiharu Watanabe Sensei, che venne successivamente ospitato anche all’Ao Take Kendokai in due diverse occasioni, e che all’epoca era ospite della nazionale britannica, ed altre punte di diamante del kendo britannico, tra cui Jeff Humm Sensei, Maestro della scuola Hizen di Londra, Inghilterra, che in seguito rivestì anche il ruolo di allenatore della squadra nazionale britannica. Il Maestro Humm “adottò” il dojo triestino visitandolo più volte, e fu durante la sua prima visita a Trieste che egli consegnò ad Elisabetta Garboni il nome di “Ao Take Kendokai” (prima il dojo era chiamato semplicemente Kendokai SGT). Diventato il Maestro personale di Elisabetta Garboni, negli anni ha creato con tutto il dojo un forte legame. A tutt’oggi il Maestro Humm segue la scuola e gli allievi in prima persona, visitando il dojo una volta ogni due anni e seguendo anche a distanza l’evoluzione dei suoi praticanti tramite la sua allieva Elisabetta Garboni.
Nel 1991 l’AIK festeggiava i vent’anni di attività, e tale evento fu celebrato in uno stage ospitato proprio nella sede dell’Ao Take Kendokai Trieste che mise a disposizione strutture ed organizzazione locale dello stesso. Lo stage fu un grande successo, che vide la partecipazione di più di ottanta kendoka appartenenti sia all’AIK che alla FENIKE (Federazione Nazionale Italiana Kendo).
Nel 1992 Claudio Sfreddo abbandonò l’attività, ed il testimone passò definitivamente ad Elisabetta Garboni. Proseguì anche l’usanza di invitare i maestri giapponesi (oltre al già citato Mr Humm) all’Ao Take Kendokai, Maestri che portarono ciascuno il loro bagaglio di conoscenze e di esperienze al gruppo triestino, arricchendolo in ogni occasione di nuovi valori non solo tecnici.
Nel 1998 l’Ao Take Kendokai lasciò la struttura che lo aveva ospitato fino ad allora. Nel 2001 l’istruttrice fu chiamata ad insegnare il Kendo alla scuola di arti marziali Makoto, dove lei ed i suoi allievi trovarono un ambiente giovane, moderno ed attento ai valori che l’Ao Take Kendokai Trieste cerca da sempre, seppure modestamente, di portare avanti. Pur continuando la collaborazione con la scuola Makoto, dal settembre 2013 la sede di allenamento è di nuovo la Società Ginnastica Triestina, dove tutto ebbe inizio e dove il Kendo triestino, e di conseguenza l’Ao Take Kendokai, videro la luce.
Dal 2008 il Tutor dell’Ao Take Kendokai, sia per il kendo che per lo iaido, è il Maestro Nicola Casamassima, che segue con grande interesse la “filiale” triestina. Il Maestro Casamassima, infatti, con i suoi insegnamenti studiati appositamente per i praticanti triestini ha significato un grande cambiamento ed una crescita notevole non solo nella tecnica, ma anche nello spirito, dei praticanti dell’Ao Take Kendokai. L’organizzazione di due seminari l’anno a Milano presso il suo dojo Rasen ha creato una splendida armonia tra i suoi allievi milanesi e ticinesi ed i ragazzi triestini.
Il numero dei praticanti è in continuo aumento, anche grazie al particolare accordo stipulato con il CUS Trieste, che rende, grazie a delle tariffe particolarmente vantaggiose per gli studenti universitari, la disciplina più facilmente accessibile anche ai giovani.

 

All’inizio, il principiante che desideri avvicinarsi al Kendo non ha bisogno di effettuare alcun acquisto. Basta che si presenti in palestra con una tuta da ginnastica che abbia i pantaloni lunghi ed una maglietta almeno con le maniche corte. Un po’ alla volta, se deciderà di continuare, potrà procedere all’acquisto dell’abbigliamento previsto e del resto dell’attrezzatura, ma senza scadenza di sorta. Infatti, inizialmente l’attrezzatura sarà fornita dalla palestra stessa, affinché il “novizio” possa comprendere se effettivamente fare Kendo sia ciò che desideri, senza per questo dover affrontare una spesa eccessiva.

 

Nei primi tempi il principiante imparerà a camminare nel modo corretto, a brandire lo shinai ed a diventare familiare con esso. Successivamente, inizierà ad effettuare i primi esercizi con lo shinai ed allo stesso tempo imparerà ad effettuare i primi tagli nel modo corretto. Poi, secondo la predisposizione personale, l’assiduità negli allenamenti e la capacità di assimilazione dei movimenti e, soprattutto, del corretto atteggiamento con cui affrontare il Kendo, la sua partecipazione sarà totale.

Al kendoka si consiglia vivamente di intervenire agli allenamenti quanto più possibile. Anche se delle indisposizioni fisiche non permettono di effettuare la pratica vera e propria, ciò nonostante il Kendoka è invitato ad assistere alla lezione. Anche guardando si può imparare.

Ma ciò che conta, soprattutto, è il corretto atteggiamento mentale con cui si affronta quest’affascinante arte marziale. Chiunque pensi di frequentare una palestra di arti  marziali con scopi d’attacco o di offesa è già fuorviato dal sentiero corretto. Ed allo stesso tempo, sogni di facili cinture o premi ottenuti con uno sfrenato agonismo male s’accordano con il Kendo praticato all’Ao Take Kendokai. In questo dojo viene, infatti, privilegiato lo studio dell’arte in se stessa, come via per ottenere un benessere innanzi tutto psicologico e poi fisico. All’Ao Take Kendokai non viene trascurato alcun aspetto dell’evoluzione storica del Kendo, dalla storia alla filosofia, ed i praticanti vengono invitati ad applicare la teoria imparata in palestra anche nella propria vita, il che significa aiuto reciproco, cancellazione di ogni rivalità, controllo delle proprie reazioni, ponderazione dei propri atti, onestà e soprattutto un profondo rispetto per il prossimo.

Il Kendo insegna anche a prendere decisioni velocemente ed ad acquisire la determinazione ad eseguirle. Insegna a dominare la paura, pur restando consci dei propri limiti. Che, comunque, possono sempre essere superati. Un senso di umiltà e di rispetto nei confronti del maestro (sensei), del vice-istruttore (senpai) e degli altri compagni si trasformeranno in una maggiore comprensione di se stessi e del prossimo anche al di fuori del dojo.

E’ per questo che il Kendo non ha controindicazioni né fisiche né anagrafiche. Chiunque voglia trovare una maggiore tranquillità e serenità anche nella vita privata può trarre benefici dalla pratica, se saprà affrontarla con lo spirito giusto. In particolare gli studenti universitari, così spesso sottoposti allo stress dello studio e degli esami, possono trovare un valido aiuto nel Kendo, così come le persone sottoposte a forte stress lavorativo.